Ponte in affiancamento: soluzione o nuovo problema per Verderio?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo del Gruppo Consiliare SiAmo Verderio.

Mentre i dati sullo studio del traffico parlano di aumenti fino al 135% su alcune arterie, cresce la richiesta dei cittadini di una mobilitazione per chiedere soluzioni più lungimiranti.

Il 15 dicembre 2025 RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha pubblicato il documento conclusivo del dibattito pubblico sul nuovo ponte.
Nelle conclusioni viene ribadita la scelta di realizzare la nuova infrastruttura in stretto affiancamento al ponte esistente. Non sono state prese in considerazione le proposte alternative presentate attraverso un documento dettagliato, firmato dai Comuni direttamente coinvolti – i cosiddetti Comuni di prima fascia (Imbersago, Paderno, Robbiate, Verderio) – insieme ad altri nove Comuni della sponda lecchese e di Monza Brianza.

Nel documento si ribadiva come scelta strategica fondamentale:

  • costruire un ponte viario e un ponte ferroviario in località Colnago-Bottanuco, come previsto da anni per il tracciato della tratta D LUNGA di Pedemontana, poi cancellata per mancanza di risorse economiche;
  • realizzare una strada a due corsie di collegamento, invece delle otto previste per l’autostrada. In questo modo il territorio avrebbe potuto beneficiare di una nuova strada di supporto alla provinciale Vimercate-Trezzo, già oggi in forte difficoltà, su un tracciato vincolato da tempo negli strumenti urbanistici dei Comuni interessati;
  • confermare, a fianco del tracciato viario previsto dalla Pedemontana Tratta D-Lunga, il doppio binario ferroviario per il trasporto merci, come contemplato negli scenari a suo tempo previsti da RFI;
  • costruire un nuovo ponte, solo viario, a circa 1 km a sud del San Michele, con dei raccordi di collegamento verso est e una verso ovest;
  • rafforzare il San Michele per il solo traffico ferroviario passeggeri, come avrebbe dovuto risultare dopo le opere di consolidamento effettuate tra il 2018 e il 2020, mantenendo almeno il collegamento ciclabile sull’attuale attraversamento stradale.

 Cosa dice lo studio del traffico

Dallo studio del traffico commissionato inizialmente dai quattro Comuni di prima fascia, e successivamente sostenuto anche dalla Provincia di Lecco e da alcuni Comuni lecchesi, emerge con chiarezza che la soluzione del ponte in affiancamento non offrirebbe miglioramenti significativi al problema del traffico.

L’aumento dei veicoli, e soprattutto degli autoarticolati oggi non autorizzati al transito (le analisi di RFI prevedono circa 2.300 camion al giorno in più sulle nostre strade), rischia di provocare gravi ingorghi prima e dopo l’attraversamento del fiume, fino all’imbocco delle strade ad alta percorrenza. Strade che, per essere adeguate, richiederebbero opere di forte impatto in un’area densamente abitata come la nostra. Al momento, peraltro, nessuna opera complementare risulta pianificata.

Secondo lo studio – già ripreso da diversi organi di stampa – la situazione più critica si registrerebbe in via Festini a Paderno d’Adda, dove, in caso di realizzazione del ponte secondo il progetto di RFI e Regione Lombardia, il traffico aumenterebbe del 135%. Tra le 8 e le 9 del mattino, nei giorni lavorativi, si passerebbe infatti dagli attuali 478 veicoli a 1.123. Un incremento significativo si registrerebbe anche sulla SP 56 a Verderio, con un aumento del 39%: nella stessa fascia oraria si passerebbe da 823 a 1.148 veicoli.

Un’ulteriore analisi

Oltre al tema viabilistico, desta forte preoccupazione il raddoppio ferroviario, destinato al passaggio di treni merci lunghi fino a 700 metri, anche in orario notturno. Non sono stati forniti dati puntuali, se non un numero complessivo di 108 treni al giorno, pari a uno ogni 13,3 minuti.
Il nuovo ponte in affiancamento comporterebbe maggiore congestione, un peggioramento significativo della qualità della vita e un aumento dell’inquinamento ambientale e acustico in aree densamente abitate.

Il destino del San Michele: da candidatura UNESCO al rischio di abbandono

Non da ultimo, nel caso di realizzazione del nuovo ponte, RFI ha dichiarato che non si farà più carico della manutenzione del ponte San Michele, che dovrebbe quindi essere gestito e mantenuto da un altro soggetto che non è stato ancora indicato però, anche nell’ipotesi di un utilizzo esclusivamente ciclabile e pedonale.
Si tratta di un impegno economico molto oneroso, rispetto al quale appare molto difficile che possa essere un Comune o un ente territoriale, con risorse sufficienti per sostenerlo in modo continuativo.

Il rischio concreto è che il ponte San Michele, da opera candidata a diventare Patrimonio dell’Umanità UNESCO, possa trasformarsi in un monumento progressivamente destinato all’abbandono e al degrado.

Cosa fare adesso?

I Consiglieri Comunali di SiAmo Verderio sostengono le amministrazioni dei Comuni di prima fascia nella loro ferma opposizione a un progetto imposto, senza un’adeguata valutazione dei danni già ampiamente evidenziati che continuano inoltre a ribadire la validità della proposta alternativa presentata, considerandola la soluzione più coerente in un quadro territoriale ampio, che non può essere liquidato per sole ragioni economiche, soprattutto alla luce di scelte destinate a incidere per molti decenni.

Durante l’incontro pubblico tenutosi a Paderno lo scorso 12 febbraio, nel quale i quattro Sindaci e il neonato Coordinamento delle consulte e dei gruppi territoriali dei quattro Comuni hanno illustrato lo scenario attuale, dal pubblico è emersa con forza la richiesta di una mobilitazione della cittadinanza.
L’obiettivo è far sentire la voce di chi non intende accettare passivamente una soluzione ritenuta miope e non adeguata alle ricadute che quest’opera avrebbe sui territori coinvolti.

Sindaci e Coordinamento hanno raccolto la richiesta: a breve verrà indetta una manifestazione.

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